Al-Tiba9 contemporary art intervista Ester Crocetta

Al-Tiba9 Contemporary Art, 11 Luglio 2022. 10 Domande con Ester Crocetta. Descrizione del progetto CHICCHIRIA Poultry. Intervista.

Tempo di lettura stimato: 12 minuti

10 Questions with Ester Crocetta

Ester Crocetta, a visual arts artist, was born in Loreto Aprutino and graduated from the Liceo Artistico di Penne (Art School in Penne), in the Italian province of Pescara, Italy. She produced her first ensemble in 1996 in Pescara. At her first international exhibition in Berlin, Germany, in 2009, she exhibited some of her works, followed by a personal exhibition in Beijing, China, in February 2010, at the World Art Museum – one of the most important museums in China’s capital city. Subsequently, in 2013, she presented a personal exhibition in Venice, Italy, in association with the Biennale, followed by a fair in Contemporary Art held in the Casa Battlò, Barcelona, 2014, which hosted participants from all over the world. In subsequent years she has been engaged in some projects as an art valuer by the Ministero della Giustizia (Ministry of Justice), Pescara. She works with writers and publishers regarding editorial matters and book covers.

Currently, she is the Art Designer for various wineries in Abruzzo that are involved in art-related projects linked to the wine sector, such as the eno-cultural event in which she was involved in 2018 at the Italo-American Museum in San Francisco, USA. Again, in 2019, she was commissioned to sculpt various pieces for the sporting National Award “Giuseppe Prisco” concerning loyalty, fairness, and sportsmanship. Furthermore, she has been selected by the ARTE Mondadori Prize, among the 40 finalist winners who will exhibit at Palazzo Reale in Milan in October 2022, while in April, she has just concluded an artistic residency with a dedicated exhibition in the heart of Florence.

ester crocetta io sono bio

CHICCHIRIA Poultry | Project Description

The CHICCHIRIA Poultry project is a summary of years of deep interior reflection and the history of the sequence of pictorial works and installations. The background is Abruzzese nature as experienced by the artist. “Poultry” is a transmutation that occurs between animal and man and expresses “the feeling of being alive” in all kinds of conditions, even modest ones, like those of animals in a chicken coop. CHANGE OF IDENTITY, imagining oneself as a chicken or a cock is an ironic and powerful comparison. Instinct becomes a tragedy – a sensation of confinement, a limitation balanced between the physical possession of wings and the inability to flight. The concept of the CHICCHIRIA Poultry is the theme of “ANIMAL FOOD”. Our liberated, consumerist society is still struggling to evolve towards this new theme. History has caused us to reflect on the balance and harmony within nature, teaching new limits regarding the excessive consumption of meat from animals and respect for the path of life; beyond vegetarianism and veganism.

Intervista

Innanzitutto presentati al nostro pubblico. Chi sei e come ti descriveresti come persona e artista?

Vivo nella regione verde dell’Italia, l’Abruzzo, divisa da Roma Capitale per mezzo di una catena di montagne; questo territorio ha per me qualcosa di spettacolare. Sono consapevole di quanto questo aspetto mi condizioni nella ricerca della natura e della simbiosi ambientale anche nell’arte.

E’ importante riconoscere che il ruolo del territorio decentralizzato dove vivo, costituito da una cultura tradizionale e un’identità sociale poco esigente, con una conformazione geografica e morfologica tale da condizionare secoli di storia locale e relazioni incostanti tra città e campagna, riprende i miei aspetti caratteriali ed il mio modo di interfacciarmi con l’arte.

Non è un vanto e neppure un biasimo, semplicemente è una constatazione di appartenenza e di formazione antropologica.

Quali sono i temi principali alla base del tuo lavoro? E cosa vuole dire la tua arte agli spettatori?

Ho sempre amato il contatto con la natura e con gli animali. Questa attrazione la porto dentro di me.

Da questo territorio decentralizzato e non immune al problema, in questo momento, sento di aprire un discorso universale, che parla di TRANSIZIONE ECOLOGICA e che mi rende partecipe di una riflessione mondiale.

E’ un argomento incredibilmente vasto, con mille sfaccettature, ma che ci rende consapevoli sempre di più, che purtroppo dobbiamo rivedere i nostri reali bisogni e cambiare abitudini alimentari e sociali, nel rispetto delle nostre vite e nel rispetto di tutte le forme di vita che fanno parte del nostro ecosistema..

Qual è il tuo background artistico? E quando hai capito per la prima volta che volevi diventare un’artista?

Da piccola disegnavo tanto, era il mio gioco preferito, e questo già faceva intravedere la mia propensione creativa. Per questo ho scelto di perseguire studi artistici che mi hanno portata fino alla prima esperienza lavorativa, che inizialmente era da disegnatore tecnico.

Il primo confronto artistico è avvenuto a circa 24 anni, quando, in una piccola collettiva di Pescara, sono rientrata tra i vincitori, ricevendo in regalo un set di colori acrilici. E’ stato l’apprezzamento più importante nel mio percorso.

Nel tempo ho alternato lavoro, famiglia e arte, cercando di dare sempre più spazio alla mia vocazione artistica, per farne un punto di riferimento professionale.

Le mie esperienze e le attività artistiche più importanti iniziano dal 2010 con la prima mostra personale internazionale svoltasi a Pechino al Word Art Museum.

Nel 2016 ho partecipato a una mostra fiera che si è tenuta alla casa Battlò a Barcellona, mentre nel 2018, sono stata invitata per un evento enoculturale al Museo italo americano di San Francisco.

Nel mese di Aprile di quest’anno, in ripresa dal periodo COVID, ho realizzato una residenza/mostra a Firenze, incentrata sul mio ultimo progetto Chicchiria Poultry, che è appunto una riflessione sul cibo animale e sui motivi di alimentazione di una società consumistica.

Come crei le tue opere? Com’è il tuo processo creativo?

Sono molto riflessiva e lenta nella creazione dell’idea, l’intuizione è sempre celata dietro l’angolo; la scopro dopo diverso tempo, riflettendo sulle opere stesse. Il lavoro di base poi segue un continuo mutamento che si sviluppa come una pianta in crescita e si adatta a crescere in sintonia con l’ambiente esterno.

Amo l’odore dei colori ad olio e quando entro in studio, questa fragranza mi trasmette il profumo dei miei desideri. Amo la luce, ma quando lavoro mi piace la penombra perché intravedo meglio i chiaroscuri.

Il tuo progetto CHICCHIRIA Poultry è una riflessione urgente sul nostro rapporto con gli animali e su come li sfruttiamo per i nostri bisogni. Come ti è venuta questa idea? 

Il nome del progetto, CHICCHIRIA Poultry, racchiude due obiettivi: “Chicchiria” vuole essere il contenitore di linguaggi alternativi come quello del teatro (infatti la maschera è un simbolo d’eccellenza dell’immedesimazione), mentre “Poultry” e’ il riassunto dedicato esclusivamente all’arte visiva, che conta opere tra pittura, scultura e installazione.

Questo progetto, che riflette sul concetto del cibo animale, fa riferimento in maniera particolare al pollame.

L’idea nasce appunto da un pollaio.

Un giorno un mio vicino di casa, in campagna, mi invita a seguirlo. Vuole mostrarmi degli animali speciali, lo seguo e ci troviamo nel suo pollaio.

Sono d’accordo con lui per quella bellezza particolare: vengo colpita da tutto quel rumore, da quel colore impazzito, da tutte quelle piume bianche e dalle creste rosse in movimento, ma mi accorgo di quanto il nostro punto di vista sia comunque lontano, nella sua espressione finale:

“hai visto come sono corpulente, buone da mangiare subito!”.

Quel cibo che io non vedevo, è stato il motivo di riflessione per cominciare ampliare il tema.

L’arte può essere un mezzo per una riflessione profonda su concetti come LA SIMBIOSI AMBIENTALE, il rispetto della natura, l’atteggiamento umano verso gli animali.

Il progetto analizza in particolare il consumo e il mercato del pollo. Perché hai deciso di concentrarti in particolare sui polli? 

Purtroppo, Il nostro è un pianeta allevato.

Un report dello scorso anno del WWF dice che il 70% della biomassa di uccelli e composto da pollame destinato all’alimentazione umana. Solo il 30% sono invece uccelli selvatici.

Il 60% delle malattie infettive e circa il 75% di quelle emergenti sono di origine animale, il 50% degli antibiotici utilizzati globalmente é destinato all’allevamento animale e al settore veterinario, rappresentando un fattore di rischio per la selezione e la diffusione di batteri resistenti.

In Europa un terzo delle infezioni è causato da batteri resistenti agli antibiotici, mentre l’Italia detiene il triste primato, nel contesto europeo, di mortalità per Antibiotico resistenza.

Tutti questi numeri sono preoccupanti, anche senza entrare nei particolari.

Inoltre, dal punto di vista emozionale, cambiare identità, sentirsi l’animale gallina o gallo, diventa un confronto ironico e forte nella mente umana.

Una sensazione di confine, un limite in bilico tra il possesso fisico di ali e incapacità di volare. Il simbolo per eccellenza del progetto è l’uovo.

L’uovo è la sintesi della complessità, sia per forma che per la sua funzione riproduttiva, senza escludere la sua fragilità. Un pollaio può essere la sintesi di un pensiero più profondo: l’uovo cosmico, il simbolo mitologico per eccellenza all’origine di molte culture e civiltà.

In che modo questo progetto ha cambiato il tuo approccio al cibo? E cosa ne hai imparato? 

La storia invita a riflettere sui motivi di alimentazione, di caccia e superiorità di razza; argomenti scottanti ed attuali in una società consumistica; punti cardine di co-esistenza che vanno aldilà del veganismo e del vegetarismo.

Mangiare è un’azione quotidiana, a volte scontata, ma in realtà non lo è. Il cibo, attraverso sensazioni non solo gustative, è un percorso di analisi sociale, che risponde a comportamenti e riflessioni anche per l’arte.

Gli ultimi due anni hanno cambiato drasticamente il mondo dell’arte. Cosa ne pensi di questi recenti cambiamenti? E come hanno influenzato il tuo lavoro? 

Certo che i programmi fatti prima della Pandemia si sono un po’ persi, e abbiamo capito di avere la necessità di supporto tecnologico per affrontare anche i momenti bui. L’arte ha subito un brutto colpo, ma si reinventa sempre, rinasce dalla cenere perché è il precettore di rinascita.

Si alle mostre online e a tutto il supporto mediatico, affinché la comunicazione alternativa che offre sia sempre fruibile. Le opportunità si amplificano appoggiandosi ai Media.

C’è qualcosa che vorresti sperimentare in futuro? Qualche nuova tecnica o concetto che vorresti introdurre nel tuo lavoro?

Sono interessata alle nuove tecnologie 3D nel contesto artistico, in particolare alla stampa 3D. L’idea di riprodurre un pezzo artistico sia con i metodi tradizionali, sia con prodotti contemporanei, oppure con l’aiuto del computer mi affascina.

Ho in studio un piccolo scanner 3D e una stampante 3D, ma fino ad ora gli impegni mi hanno portata a fare altro. Ho intenzione di riprendere con la ricerca in questo ambito. Le tecnologie di scansione e modellazione 3D sono diventate negli ultimi anni un potente mezzo per presentare ed analizzare opere d’arte in luoghi virtuali, come quello del web, e in luoghi reali, come i musei o le città.

 

E infine, a cosa stai lavorando in questo momento? Qualcosa di eccitante che vorresti dire ai nostri lettori? 

La prossima tappa per quest’anno è dedicata al premio ARTE di MONDADORI editore, che mi ha selezionata tra i 40 e finalisti che esporranno a Milano a Palazzo Reale nel prossimo ottobre.

L’opera in gara è la scultura “SUPINUS”, in onore del bue bianco di SAN ZOPITO, il santo protettore della mia cittadina, Loreto Aprutino. E’ un evento folcloristico impegnato nel processo di candidatura come patrimonio UNESCO, che rappresenta un tassello della mia identità sociale.

Interview

First of all, introduce yourself to our public. Who are you, and how would you describe yourself as a person and an artist?

I live in the green Italian region of Abruzzo, which is separated from the capital city of Rome by a mountain chain. This area is special to me. I am aware of how much this aspect has conditioned my research into nature, and the environmental symbiosis also found in art.
Acknowledgment of the role played by this decentralized zone in which I live is important. It consists of a traditional culture and a social identity which demands little, combined with a geographical and morphological conformation. These factors have conditioned centuries of local history and inconstant relations between the city and the countryside. These factors have influenced the traits in my character and the way I interact with art. It is neither pride nor reproach. It is simply a statement of belonging and anthropological formation.

What is your artistic background? And when did you first realize you wanted to be an artist?

I have always loved being in contact with nature and animals. This attraction is in my soul.

From this decentralised zone which is not immune to the problem, I feel that a universal discourse is currently opening up which speaks of ECOLOGICAL TRANSITION and which renders me part of a worldwide reflection.

It is an incredibly huge multi-faceted topic which nevertheless makes us ever more aware, unfortunately, of having to review our real needs and to change our alimentary and social habits regarding our own lives and all forms of life which make up our ecosystem.

What are the main themes behind your work? And what does your art aim to say to the viewers?

As a child, I drew a lot. It was my favourite pastime. My creative inclination had already begun to show. As a result, I decided to study art which led me to my first work experience, initially, in technical drawing.

My first artistic confrontation came about when I was about 24 years old, when, participating in a small collective exhibition in Pescara, I was amongst the winners. My prize was a set of acrylic paints. It was the most important demonstration of appreciation in my career.

Over the years I have juggled work, family and art, attempting to dedicate increasingly more time to my artistic vocation in order to make it a point of professional reference.

In 2010 my most important artistic experience and business venture began with my first personal international exhibition in Beijing at the Word Art Museum.

In 2016 I participated in an art fair held at Battlò house in Barcelona and in 2018 I was invited to a wine culture event at the Italo-American Museum in San Francisco.

In April this year, during the recovery period from COVID, I did an art residence in Florence followed by an exhibition focussed on my latest project, Chicchiria Poultry, which is specifically a reflection on food derived from animals and the reasoning behind diet in a consumerist society.

How do you create your works? What is your creative process like?

I reflect a lot and take my time whilst creating an idea. Intuition is always lurking just around the corner. I find it after some time by reflecting on the works of art themselves. The foundation work then follows continuous change which develops like a plant as it grows, and which learns to grow in unison with its external environment.

I love the smell of oil paint and when I go into my studio, this fragrance conveys the bouquet of my desires to me. I love light, but I like to work in the half-light because I can perceive the darker and lighter shades better.

Your project CHICCHIRIA Poultry is an urgent reflection on our relationship with animals, and how we exploit them for our needs. How did you come up with this idea? 

The name of the project, CHICCHIRIA Poultry, incorporates two aims: “Chicchiria”

would be in the sector of alternative languages like that in the theatre (indeed masks are symbols of excellence where empathy is concerned), while “Poultry” is a summary dedicated exclusively to visual art which covers works such as painting, sculpture and installation.

This project, which reflects on the concept of food derived from animals, particularly refers to poultry.

The idea arose specifically from a chicken coop.

One day one of my neighbours, who lives in the country, invited me to follow him. He wanted to show me some special animals. I followed him and we went into his chicken coop.

I agreed with him regarding that particular beauty: I was struck by all the noise, the crazy colours, all those white feathers and red crests in motion. However, I realised how far our point of view differed as he made his final comment.

“See how chunky they are? Good enough to eat just as they are!”

My inability to see them as food caused me to reflect and think more around the subject.

Art can be a vehicle for deep reflection on concepts such as ENVIRONMENTAL SYMBIOSIS, respect for nature and man’s attitude towards animals.

The project analyses in particular the chicken consumption and market. Why did you decide to focus on chickens specifically?

Unfortunately, ours is a farmed planet.

A report written last year by the WWF says that 70% of bird-derived biomass and poultry-derived compost is used in human-oriented food products. Only 30% consists of wild birds.

60% of infectious diseases and approximately 75% of those emerging, originate from animals. 50% of the antibiotics used globally is used in animal farming and the veterinary sector. All of this represents a risk factor regarding the selection and spreading of resistant bacteria.

One third of infections in Europe is caused by bacteria which are resistant to antibiotics. In relation to the rest of Europe, sadly Italy holds first place in mortality due to resistance to antibiotics.

All these figures are worrying even without going into the details.

Furthermore, from an emotional point of view, changing identity, imagining oneself as a hen or a cock, becomes a powerful and ironic confrontation in the human brain.

A sensation of confinement. A limitation balanced between physical possession of wings and the incapacity of flight. The symbol of the project par excellence is the egg.

The egg is the synthesis of complexity – both for its shape and for its reproductive function, without excluding its fragility. A chicken coop can be the synthesis of a deeper thought: the cosmic egg, the mythological symbol par excellence at the origin of many cultures and civilisations.

How has this project changed your approach to food? And what did you learn from it?

History invites one to reflect on the reasoning behind food, hunting and the superiority of race. These are hot and current topics in a consumerist society. They are the key points of co-existence which go beyond veganism and vegetarianism.

Eating is a daily action, sometimes taken for granted, but in reality it is not. Food, through sensations which are not only gustatory, is a path of social analyses which respond to behaviours and reflections even for art.

The past couple of years have drastically changed the art world. What do you think of these recent changes? And how did these impact your work?

For sure, plans made before the Pandemic have gone by the wayside, and we have understood the necessity for technological support to face bad times too. Art has suffered a nasty blow, but it always reinvents itself and rises from the ashes because it is the preceptor of rebirth.

“Yes” to online exhibitions and all mediatic support so that the alternative communication it offers may always be accessible. Opportunities increase when supported by the Media.

Is there anything you would like to experiment with in the future? Any new technique or concept you would like to introduce in your work?

I am interested in the new 3D technologies in the artistic sector and, in particular, in 3D printing. The idea of reproducing an art piece both by traditional means and with contemporary products, or with the help of a computer, fascinates me.

In my studio I have a small 3D scanner and a 3D printer, but until now my time has been taken up by other commitments. I intend to resume my research on this area. In recent years, 3D scanning and modelling technologies have become a powerful means of presenting and analysing works of art in virtual places, like on the web, and in real places, like museums or cities.

And lastly, what are you working on right now? Anything exciting you would like to tell our readers?

The next stage for this year is dedicated to the ARTE di MONDADORI EDITORE PRIZE, for which I have been shortlisted amongst the 40 finalists who will exhibit in Milan at the Palazzo Reale next October.

The work in contest is the sculpture “SUPINUS”, in honour of the white ox of SAN ZOPITO, patron saint of my hometown, Loreto Aprutino. It is a folkloristic event currently being considered for candidature for UNESCO heritage which represents a part of my social identity.

L’articolo orginale è pubblicato sul sito web Altiba9.com in questa pagina: INTERVIEW with Ester Crocetta | Al-Tiba9 Contemporary Art (altiba9.com)
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