Arte, appunti di lavoro

Oggi ho poca luce in studio e non accendo luci. La penombra è un’importante osservazione visiva. Mi sento sospesa a metà, e mi diverto all’idea di questa caverna. Un giorno la luce e l’ombra, nati dalla stessa mamma, hanno generato il mondo e il bisogno vitale dell’arte. Il mondo è qui dentro e per fortuna sono ancora viva!
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01.02.2018 – ARANCIONE. Ho fretta di vedere quell’arancione profondo. Devo però aspettare che l’olio asciughi; mischiandolo con una punta di colore scuro, forse riprendo alcuni dei pensieri e delle inquietudini di questo sguardo. È una forte sensazione quella che aspetto di sentire, pronta sotto le mie dita. La voglio accarezzare. È il mio colore. Sono finalmente possessiva. Mi faccio piccola tra le pieghe molli della pittura sulla tela. Crateri e montagne di un pianeta insopportabilmente e prepotentemente arancione. Così, penso con altri occhi e mi chiedo: ma dove si ferma l’interpretazione dell’osservatore? Alla sua complessità o alla sua semplicità?

ORANGE. I’m in a hurry to see that deep orange. But I have to wait for the oil to dry; mixing it with a dark-colored tip, perhaps I recall some of the thoughts and uneasiness of this look. It’s a strong sensation that I wait to feel, ready under my fingers. I want to caress his. It is my color. I am finally possessive. I make myself small in the soft folds of the painting on the canvas. Craters and mountains of an unbearably and overbearingly orange planet. So, I think with other eyes and
I wonder: but where does the interpretation of the observer stop? to its complexity or its simplicity?

07.03.2018 – QUANTITA’. Mi accorgo che mentre dipingo tolgo più colore di quello che lascio. Non è uno spreco, non è una tecnica, è principalmente una scelta. Una densità di materia, una divisione di spazi e volumi non meditata, condizionata dagli impulsi del mio cervello. È un’anatomia di impulsi; una simulazione di terremoto su spettrometro. La stessa scelta che alla fine rimane impressa sull’opera come una storia d’amore.

QUANTITY. I realize that while I paint I remove more color than I leave. It is not a waste, it is not a technique, it is mainly a choice. A density of matter, a division of spaces and volumes not meditated, conditioned by the impulses of my brain. It is an anatomy of impulses; an earthquake simulation on a spectrometer. The same choice that in the end remains impressed on the work as a love story.

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