La montagna e lo stimolo creativo
Dalla mappa al concetto di verticalità
“Possedevo al vento libero dei cieli un banco di musco ove s’innalzava il mio trono.”
Guy De Maupassant
dalla macchia bianca al concetto di verticalità
È affascinante riflettere sui percorsi storici e sulle mappe geografiche che danno il senso dello spazio e del tempo. Molto interessante è l’argomento della cosiddetta “Macchia Bianca” dopo le grandi esplorazioni del Quattrocento. La necessità di colmare i vuoti nelle carte geografiche divenne impellente, spingendo a disegnare splendidi riferimenti figurativi, a metà tra il misurabile e il surreale, pronti a mostrare la “terra conosciuta” e guardando lo spazio bianco inesplorato come nuove opportunità.
A partire dal Cinquecento, un fervore di nuove realtà geografiche si materializzarono in racconti, meravigliose mappe e illustrazioni, alimentando l’immaginario collettivo. Le grandi conquiste e le inaspettate possibilità che si aprirono furono riportate inevitabilmente sulla carta. Un mondo fantastico, “Macchie Bianche” da conoscere e colorare come se fossero tele di un pittore.
Tuttavia, mentre le rotte marittime si intensificavano, l’esplorazione delle regioni montane rimaneva sporadica.
Nonostante le nuove acquisizioni culturali e sociali, la montagna dovette attendere a lungo prima di essere considerata una “Macchia Bianca” da esplorare. Le vette, ultimo baluardo degli dei, rappresentavano ancora un territorio estremo e inaccessibile.
L’esplorazione scientifica della montagna, attraverso l’alpinismo, iniziò concretamente alla fine del Settecento. All’inizio dell’Ottocento, Goethe stesso realizzò un dipinto dedicato ad Alexander von Humboldt, raffigurante una veduta panoramica con scala altimetrica, limiti di neve e misure di riferimento. Questo disegno, una sorta di mappa pionieristica, introdusse una dimensione misurabile all’altitudine, offrendo una visione immediata e pratica del territorio montano.
Ma il disegno di Goethe fece molto di più: inaugurò il concetto di “verticalità”, una dimensione inedita per la montagna, fino ad allora ignorata. Grazie al nuovo approccio mentale dell’alpinismo, la montagna iniziò a essere considerata sotto una luce geografica e ambientale, rivelando la sua bellezza e le sue potenzialità.
Il mito della montagna e l'Abruzzo
La montagna è stata sempre la terra della mitologia. In Abruzzo, la montagna ancora oggi è chiamata con vari soprannomi come “Il Gigante che dorme” o “La Bella addormentata”. Lo stesso nome della Majella, riprende la dimensione mitologia che la montagna assumeva. Maia era venerata in tempi antichissimi anche in Abruzzo.
Secondo la leggenda, Maia si rifugiò sui monti d’Abruzzo per salvare il figlio Mercurio, caduto in battaglia. Maia non riuscì a trovare l’erba miracolosa che avrebbe salvato il figlio, e lo seppellì sul Gran Sasso. I seguaci di Maia la seppellirono su una montagna di fronte al Gran Sasso, per permetterle di vegliare eternamente il figlio. Da quel giorno questa montagna divenne la Sacra Montagna Madre del popolo abruzzese e fu chiamata Majella in suo onore.
La scultura "RIFUGI" di Ester Crocetta: la montagna tra mito e vento
L’opera intitolata “RIFUGI”, trae ispirazione dall’intreccio mitologico che da sempre avvolge la montagna. Gli appellativi con cui gli abruzzesi stessi si riferiscono alla loro montagna – “La bella addormentata”, “Il gigante che dorme”, “La Majella madre” – hanno aiutato a trovare la forma della scultura: una fusione tra l’imponenza della montagna e la figura umana, una trasfigurazione del divino.
La catena montuosa, solida e massiccia alla base, si eleva e si allunga verso l’alto, integrandosi con le linee di un corpo umano, creando un contrasto di forme. Le braccia si trasformano in due elementi simbolici: un rifugio di montana e un rapace in volo. Il dinamismo della composizione termina nella chioma fluente della figura, in un contrasto tra la solidità della base e la leggerezza impalpabile del vento.
Il rifugio, volutamente spostato lateralmente, viene ingrandito e collocato in posizione elevata rispetto alla montagna, allineandosi allo sguardo dell’uccello situato sul lato opposto. Entrambi gli elementi condividono la medesima prospettiva: uno spettacolo visivo mozzafiato, un privilegio quotidiano riservato a coloro che sono parte integrante di quella bellezza.
il iV premio N. nobilio / evento CAI per Luca Mazzoleni
Il 12 aprile si è tenuta la 4ª Edizione del Premio Nobilio presso il teatro comunale De Deo di Loreto Aprutino.
Questa edizione del PREMIO N. NOBILIO, organizzata dal CAI sez. di Loreto Aprutino, curata da Ivano Postiglione, ha premiato, con la scultura “RIFUGI” di Ester Crocetta, il più famoso rifugista d’Abruzzo, Luca Mazzoleni, per aver iniziato la sua attività al rifugio Duca degli Abruzzi a soli 17 anni e da oltre 30 gestore del famosissimo Rifugio Franchetti, oltre ad essere lo scrittore del libro presentato per l’occasione “Chi apre serra”.
L’intervista è stata coordinata da Claudio Di Scanno (regista teatrale) e dal dr. Stefano Pallotta (consigliere nazionale dell’ ordine dei giornalisti).
Alcuni scatti dell’evento PREMIO N. NOBILIO, IV edizione 2025, organizzato dal CAI di Loreto Aprutino (PE)





